Governo, cosa dovrebbe fare il PD?

A pochi giorni dal secondo round di consultazioni al Quirinale, quale posizione dovrebbe assumere il Partito Democratico nei confronti degli altri schieramenti e riguardo alla formazione del nuovo Governo?

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Il confronto con il M5S per il governo

Condivido il parere della Direzione sul fatto che le ultime elezioni abbiano assegnato al PD un ruolo di opposizione e che farsi coinvolgere in un governo con M5S (o con il Centro-Destra) con una posizione di assoluta minoranza non farebbe che metterci nella condizione di essere accusabili da tutti senza poter svolgere una seria azione di governo.
Il confronto sui programmi credo vada invece fatto (anche in streeming, se del caso) per rendere palese, da un lato quali bufale il M5S abbia spacciato agli italiani per farsi votare e, dall'altro, quanti punti del nostro programma sono stati ripresi dal M5S nonostante in campagna eletorale ci accusassero di aver portao il Paese alla rovina e di voler ancora peggiorare le cose.
Detto ciò, però, la totale inaffidabilità del Movimento, già dimostratasi anche in Parlamento quando votarono contro le riforme anche più qualificanti e positive con la scusa che loro le avrebbero fatte meglio e confermatasi oggi, quando continuano a flirtare con Salvini e le sue idee razziste e demagogiche usando il PD solo come esca per forzare la mano alla Lega affinchè si sganci da FI. Che sia così e non per un reale intento di costruire un governo realmente riformatore insieme con noi sarebbe facile dimostrarlo esponendo punto per punto ciò che intendevamo e intendiamo realizzare e vedendo quale disponibilità loro darebbero per lavorarci alla pari.
Senza un confronto aperto sui contenuti, il rifiuto del PD a seguire il canto delle sirene di Di Maio e Casaleggio rischia di essere visto dalla popolazione come una ripicca di principio, invece che come una dimostrabile impossibilità a condividere un programma serio e realistico.

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Ferdinando Brandi ok confronto aperto

Paolo Vezzoni concordo

Francesco Caratozzolo Confronto pubblico e senza tentazioni di coinvolgimento, ma solo per definire le distanze abissali di metodo e finalità che ci dividono.

Luigi Grasso Concordo. Non sottrarsi al confronto ma richiederlo pubblico e in streaming. Completa trasparenza e volontà di ascolto. Rimarcare anche, in modo netto e deciso, le nostre proposte e le relative soluzioni facendo emergere le differenze fra le proposte populiste del movimento e quelle concrete e realizzabili. Dobbiamo dare trasparenza ai mancati dibattiti prima delle elezioni: adesso gli italiani devono sapere che il PD ha soluzioni concrete ai problemi.

Andrea Luppi D'accordo pienamente. Non dobbiamo mostrarci timidi ma pretendere il confronto pubblico, il più aperto possbile (tra l'altro, un confronto autentico tra posizioni e proposte è proprio mancato in campagna elettorale, a onor del vero per demertito dei conigli stellati che in effetti sono stati premiati dalla loro strategia). Tifosi e illusi a parte, ne uscirebbero con le ossa rotte e una credibilità incrinata.

Angelo Amoroso D'aragona in pratica, andare al dialogo solo per dimostrare di essere i più bravi. Nessuna idea di chiedersi perché si è perso il referendum del 4 dicembre e perché gli elettori del PD hanno punito il PD il 4 marzo. Qui non basta voler dialogare, qui c'è prima (ma in realtà c'è solo da iniziarlo prima per terminarlo dopo) da fare quel congresso evitato già dopo il 4 dicembre. Chi pensa di avere ragione a prescindere e che il PD sia ormai il suo, può continuare su questa strada. Dopo non si lamenti se vedrà ulteriormente ridurre i suoi consensi. Liberi di fare un Partitino pseudo liberale di sinistra, alla Macron, mentre lo spazio politico alla Macron lo ha già occupato - nei fatti - Di Maio, in Italia, con o senza l'approvazione di En Marche in Europa.

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