Riforma costituzionale, SI o NO?

Dopo il voto alla Camera della sesta ed ultima lettura della riforma costituzionale, a decidere saranno i cittadini con il referendum confermativo del prossimo autunno. Con la riforma viene superato il bicameralismo perfetto (modificando funzioni e composizione del Senato), abolite le province e il CNEL, riviste le competenze tra Stato e Regioni, modificate le soglie per l'elezione del Presidente della Repubblica, per i referendum abrogativi e le leggi di iniziativa popolare. Cosa ne pensi?

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Costituzione italiana


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Perché NO alla riforma costituzionale "prendere o lasciare" con l'Italicum

A suon di slogan la discussione s'intorpida in semplificazioni piuttosto fuorvianti.
Non è accettabile ridurre l'assunto a "favorevoli al cambiamento" e perciò progressisti, positivi e dinamici in alternativa a "contrari al cambiamento" - quindi conservatori, negativi e statici, così da attribuire alle posizioni una connotazione quasi evoluzionista.
Che la riforma della Costituzione fosse necessaria, a partire dal cd. Bicameralismo perfetto, è per me indubbio e riconosco la necessità sia di riequilibrare i poteri fra Stato e Regioni, rimodificando gli art. 118 e 119 alla luce di un'esperienza insoddisfacente, sia di sopprimere il CNEL e superare le Province.
Sarebbe stato più comprensibile e lineare, accanto ad un ridimensionamento della Camera piuttosto pletorica (ben 630 Deputati per una popolazione di circa 60 milioni di italiani), sopprimere il Senato piuttosto che farlo sopravvivere monco di competenze (ma non di costi ancora alti) e complicato nell'esercizio delle residue funzioni, composto da eletti di secondo grado (sostanzialmente nominati, di dubbia rappresentanza dei territori e, come già oggi si può notare, di qualità tendenzialmente debole).
Non ritengo specialmente di accettare il disegno di un sistema para-presidenziale che accentui le prerogative dell'esecutivo a detrimento delle fondamentali funzioni di indirizzo e controllo e quindi del bilanciamento dei poteri nello Stato, mentre allontana il cittadino - elettore sovrano - dai luoghi e dalle occasioni di iniziative e scelte (v. i casi delle proposte di referendum abrogativi e delle leggi di iniziativa popolare, per i quali sarebbero previsti quorum più alti).
A questo punto emerge come fulcro coessenziale della riforma il sistema elettorale cd. "Italicum" (pseudo-latinismo infelice ma evocativo di un costume approssimativo e di auto generazione della classe politica) che, in barba sia alle pronunce della Corte Costituzionale, sia agli esiti di precedenti consultazioni referendarie inequivoche, introduce un meccanismo di elezione che limita la sovranità popolare mediante
- liste con capilista bloccati,
- possibilità di candidature plurime in diversi collegi elettorali, alla faccia del radicamento territoriale, e con prevedibili opzioni finali che potrebbero favorire altrimenti gli esclusi di una cordata non casuale,
- marginalizzazione delle preferenze e quindi degli orientamenti sia degli elettori che dei candidati meno "allineati", con buona pace del principio fondamentale ed etimologico dell'elezione, cioè la facoltà di scelta,
- premio di maggioranza alla lista ed assenza di occasione di ballottaggio.
Persiste invece l'assenza di un'efficace ed aggiornata disciplina sull'impresentabilita' dei candidati e sulla decadenza degli indegni che non adempiano le funzioni pubbliche loro affidate "con disciplina ed onore", secondo l'inalterato art. 54 della Costituzione vigente.
Stante l'attuale assenteismo elettorale, derivato da una disaffezione apparentemente indagata ma di fatto favorita quasi con un disegno pervicace, il governo del ns. Paese potrebbe essere espressione solo di una "maggior minoranza", con decadenti implicazioni - ardue da rimuovere dopo - di autoreferenzialita' degli eletti.
Da ultimo, ma non insignificante, permane ancora la pretesa di sottoporre alla consultazione confermativa popolare un complesso di modifiche che, promananti non da un'assemblea "ricostituente" apposita e qualificata, ma da una maggioranza di impulso governativo spuria e non di meno presuntuosa, sono di ridotta comprensibilità oggettiva, anche per gli intrecci normativi e gli effetti relativi.
Sarebbe invece appropriato e sostanzialmente rispettoso degli elettori sia una formulazione semplificata dei quesiti referendari, sia la loro suddivisione per affinità di argomenti, poiché non è accettabile ridurre a "prendere o lasciare" un insieme di norme diverse ma essenziali come quelle costituzionali, la formulazione delle quali fu opera di un'accolta di rappresentanti selezionati per autorevolezza ed autonomia politico-culturale.
Nella ponderazione delle norme in consultazione non vedo la prevalenza di un'onesta volontà riformatrice rispettosa della democrazia repubblicana.
Ecco perché il mio deluso NO ad una riforma ambigua, rabberciata, squilibrata ed involutiva.

Adriano Querci

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