Legge elettorale, cosa ne pensi?

È iniziato il percorso alla Camera per l’approvazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale di tipo proporzionale che prevede la costituzione di 100 circoscrizioni plurinominali nei quali saranno eletti 617 deputati (escluso il seggio della valle d’Aosta e i dodici seggi delle circoscrizioni estere). Ogni lista, purché superi il 3% dei voti validi, ottiene un numero di deputati proporzionale alla percentuale raggiunta su base nazionale, tenendo conto del fatto che la lista vincente gode di un premio di governabilità che la porta automaticamente ad avere il 55% dei seggi (340). Nel caso in cui nessuna lista superasse il 40% si procederebbe al ballottaggio tra le prime due liste per numero di voti e in questo caso la lista risultata vincente avrebbe diritto al 53% dei seggi. Ogni elettore potrà esprimere, oltre al voto di lista, fino a due preferenze tra i candidati, purché siano di sesso diverso tra loro. Il capolista è escluso dal computo delle preferenze e, qualora la lista prenda nella circoscrizione almeno un seggio, viene automaticamente eletto. I principi cardine dell’Italicum sono la certezza, la sera dello scrutinio, di chi avrà la maggioranza per governare, l’alternanza e la semplificazione del sistema politico.

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Finalmente #italicum

E così, dopo dieci anni, tre legislature e cinque governi, l'Italia ha finalmente una legge elettorale degna di questo nome.

Chiunque, è ovvio, avrà qualcosa da ridire su questa legge, me compreso. Ma le posizioni in materia elettorale sono talmente tante e diversificate, che accontentare tutti è impossibile.

Però la scelta si può ridurre, in fondo, a due idee diverse: da una parte c'è chi sostiene che il Parlamento debba essere un'istantanea del Paese, e che il Governo abbia un mero ruolo tecnico-amministrativo. Dall'altra, chi ritiene che (come ricordava l'ottimo relatore dell'Italicum Gennaro Migliore) il "governo è il comitato direttivo della maggioranza parlamentare" e che tale maggioranza dev'essere funzionale, capace cioè di garantire la democrazia della decisione.

La prima soluzione, che secondo la pura teoria sembrerebbe migliore, non può funzionare (lo vediamo) nel nostro sistema politico. La spirale dialettica che secondo i proporzionalisti infarciti di hegelismo dovrebbe portare a una decisione sintetica e condivisa, ha una convergenza (sempre che ce l'abbia) più lenta di certi logaritmi. Ovvero: decisione, mai.

E allora perché la nave possa essere governata, ossia guidata, manovrata, è necessario stabilire, anche con artefici, quale delle parti in gioco abbia il diritto di dettar legge, fermo restando che, se le cose non funzionano, dopo cinque anni l'elettorato conferirà questo mandato alla concorrenza.

Si dirà che il Pd e il Governo abbiano imposto una legge elettorale ("le regole del gioco") "su misura" e a colpi di maggioranza. Beh, se fosse stato così, allora si sarebbe votato il doppio turno alla francese. Si sappia che, secondo le simulazioni sui dati delle ultime Europee, il Pd avrebbe ottenuto in tal caso il 97% dei seggi alla Camera. Non male, eh.

Invece si è condiviso il testo con il centrodestra, che ha votato compatto al Senato (sì, gli stessi che adesso gridano al fascismo!), è stata ascoltata la voce della minoranza dem (preferenze, soglia 40%), quella di SEL (sbarramenti) e pure quella dei Cinquestelle, sul premio di lista.

Si capisce che, per tornaconto politico-elettorale o per inutili revanscismi congressuali, ora tutti questi attori si schierano in maniera fortemente contraria alla legge. Ma il Pd, il Governo non si ferma, e si approva un testo in cui tutti hanno dato il proprio apporto, migliorandone e non di poco (a mio avviso) il contenuto.

Alla faccia dei disfattisti, delle imboscate, e di chi preferisce che, ancora una volta, nulla si decida, e che il Fato compia incessante il proprio corso.

Non è chi incautamente rievoca tempi dolorosi (ben sapendo, che, se di tali tempi si trattasse, questi riferimenti non sarebbero certo concessi!) o chi, sostenendo a spada tratta sistemi anacronistici o iperuranici, fa il tifo per lo status quo (sempre e comunque) che difende la democrazia in Italia.

Perché la democrazia funzioni è necessario che possa decidere. E ora l'elettore può decidere a quale parte affidare il controllo del Paese, dando una forte legittimazione, con lo strumento del ballottaggio. Chi non avrebbe voluto, al posto del pantano nel quale siamo finiti, decidere al ballottaggio, "allo spareggio", ai "calci di rigore" se il Centrosinistra o il Centrodestra avrebbe dovuto guidare il paese dopo le elezioni di febbraio 2013?

Si tratta di riconoscere che la politica è un gioco, con vincitori e sconfitti anche se sconfitti di misura. E che un vincitore va trovato, un responsabile dei successi e dei fallimenti delle decisioni prese. Un soggetto politico (non solo un leader!) cui affidare un ruolo preminente.

Questo fa l'Italicum. Questo è il motivo per cui è una legge di cui andare fieri. Grazie a Matteo Renzi, a Maria Elena Boschi, a Gennaro Miglioretutte le parlamentari e i parlamentari democratici che con senso di responsabilità hanno reso possibile tutto questo. Ora avanti, su tutte le altre priorità del Paese, perché davvero si possa cambiare. #lavoltabuona

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