Riforma della sanità

Il Consiglio regionale dal 14 luglio sarà impegnato a discutere della riforma sanità lombarda. Un cambiamento era necessario, per far fronte ai nuovi bisogni, dovuti principalmente all’invecchiamento della popolazione, ma anche per chiudere una stagione segnata da gravi scandali. La necessità del cambiamento, il Pd, l’ha sempre sostenuta: siamo stati i primi a presentare un progetto di riforma e abbiamo incalzato senza sosta Maroni perché desse seguito agli annunci. Il testo della maggioranza, però, è solo una riforma della governance, una ridefinizione della mappa degli ospedali, che pure sta suscitando sui territori molte perplessità, dove non aperto malcontento. Durante i lavori di commissione abbiamo chiesto le audizioni di circa cento tra associazioni, operatori e portatori di interesse. Sono rimasti inascoltati, se non da noi. Porteremo le loro richieste in Aula, insieme alle nostre proposte per cambiare davvero la sanità lombarda. Cosa ne pensate?

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La SALUTE è un tema meramente politico?

Non credo! Infatti se la riforma affrontasse argomenti medico/sanitari volti a migliorare e a garantire assistenza sanitaria ai cittadini non dovrebbe essere difficile trovare un'intesa su proposte in tal senso, chiunque ne sia il proponente (fatto salvo il buon senso).
Ma non è così, e quindi è evidente che il contendere è politico, anzi economico, visto che dietro il sistema sanitario ruotano interessi immensi, e quindi un potere enorme. Non si discute tanto di SALUTE quanto di strategie in materia. Un argomento prettamente politico per il quale devono valere le regole democratiche. Si fanno proposte, si presentano emendamenti e controproposte, ma alla fine la maggioranza vince e governa. Il nostro partito doveva riuscire più convincente in campagna elettorale, e spero che potrà esserlo al prossimo turno. Fino ad allora non si può pretendere di aver ragione "a prescindere" anche quando si è perso (il consenso della maggioranza degli elettori).
Questa regola deve valere sempre, a livello locale, regionale come pure a livello governativo (come Renzi del resto sta facendo correttamente). Altrimenti tutto rimane bloccato in attesa di una unanimità puramente utopica. E' sacrosanto il diritto di ritenere che la propria idea sia quella più giusta, ma occorre non dimenticare che lo stesso diritto ce l'hanno anche gli altri. Non dico che chi perde deve andare a casa ma che per lo meno mediti sulle ragioni dei propri insuccessi, continui a giocare con le regole attuali e lavori per raggiungere quel consenso che per il momento gli manca.

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