Unioni civili, sei d'accordo?

Il disegno di legge Cirinnà introduce l'istituto delle Unioni Civili per le persone dello stesso sesso, definendone diritti e doveri. Informati, discuti e vota!

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De jure e de facto: la razionalità legislativa del ddl Cirinnà.

Io non capisco perché il ‪‎ddl Cirinnà‬ dovrebbe avere effetti devastanti sulla società.
Siamo oggettivi, e cerchiamo di guardare la cosa con gli occhi del diritto. Nel Codice civile (esteso, ricordiamolo, nel 1942), l'istituto del matrimonio nasce per regolare i rapporti economici dei coniugi conviventi. Gli artt. 143 e ss. del Codice parlano di diritti e di doveri. Ora, ipotizziamo che due persone dello stesso sesso stipulino una scrittura privata, un contratto, nel quale si riconoscono a vicenda gli stessi diritti e doveri degli artt. 143 e ss. cc: si parla di gestione dei beni, di doveri di assistenza, di decisioni comuni, di parità. De facto, queste due persone si comporterebbero esattamente come due coniugi. Peccato che, non potendo contrarre matrimonio (contrarre, civilmente il matrimonio è un contratto), la macchina amministrativa dello Stato non riconosca tale status: nascono così assurdità burocratiche, perché i diritti riconosciuti al più stretto familiare dell'individuo vengono negati a chi, di fatto, ricopre tale ruolo.
Ora, quando una situazione non prevista dalla legge esiste ed è piuttosto diffusa, lo Stato in genere ha due opzioni: o considerarla illegittima, e agire di conseguenza (vogliamo rendere l'Italia come l'Arabia Saudita o l'Uganda?), o regolamentarla per legge, decidendo in questo caso quali diritti e quali doveri stabilire per una coppia omosessuale. Ora, personalmente io mi ritrovo in toto con il ddl Cirinnà. Esistono, certo, altre posizioni, più o meno radicali, ma sono convinto che la proposta del Partito Democratico rappresenti la giusta mediazione.
Il problema è uno solo: dare riconoscimento de jure a realtà che, volenti o nolenti, de facto sono già in essere. E se non sarà la politica a rispondere, con una buona legge, il riconoscimento avverrà a furia di sentenze della Corte di Cassazione, manco il nostro fosse un sistema di Common Law.
Resta il fatto che ho sempre visto persone perorare i proprî diritti, mi è nuovo vedere i contrarî a quelli degli altri. Specie per una questione di semplice coerenza logica e legislativa, che non lede nessuna prerogativa della "famiglia naturale".

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